Antiche varietà e cucina contemporanea: il nuovo menù della Taverna La Riggiola a Napoli

Tra torzella, cece sultano e fagiolo a formella, un racconto di Sud che parte dalla terra e arriva al piatto

Quando mi siedo a tavola cerco sempre una storia, prima ancora di un piatto.

Ed è proprio questo che ho ritrovato alla Taverna La Riggiola, in occasione della presentazione del nuovo menù, durante un evento organizzato da Federica Riccio: un racconto fatto di radici, territorio e antiche varietà che oggi rischiamo troppo spesso di dimenticare.

Siamo nel cuore di Napoli, in uno di quei vicoli eleganti e silenziosi che sorprendono. Il luogo è accogliente, senza eccessi, ma è chiaro fin da subito che qui il vero protagonista non è l’arredo: è la materia prima.

Il nuovo menù porta la firma dello chef Marco Montella, affiancato dall’imprenditore agricolo Pietro Micillo, e ruota attorno a una ricerca accurata su prodotti a km zero e varietà antiche. In cucina una brigata giovane e motivata, con il contributo di Manel Mendez e del pastry chef Luca Schiattarella, mentre in sala l’accoglienza è affidata a Fabio Di Costanzo e Wendy Nieva.

Tra i piatti emergono ingredienti che raccontano il Sud con voce autentica:
la torzella, antico cavolo napoletano dal carattere deciso;
il cece sultano, raro e delicato, di origine mediorientale ma radicato da secoli nel Meridione;
e i fagioli a formella, simbolo della cultura contadina campana e vero presidio di biodiversità.

Il menù si muove con equilibrio tra terra e mare. I piatti vegetali sono essenziali ma mai banali, lavorati con una tecnica moderna che non snatura l’identità degli ingredienti. Il pescato locale, scelto secondo stagionalità, racconta invece il legame profondo tra Napoli e il suo golfo, con preparazioni pulite e rispettose.

Interessante anche la parte dedicata ai dessert: il pasticciotto, omaggio alla tradizione dolciaria del Sud, convive con sorbetti freschi e originali, come quello al mandarino o alle note più vegetali di sedano e finocchio.

Porto a casa soprattutto questo: la conferma che quando si lavora su prodotti antichi e veri, anche senza effetti speciali, il risultato arriva dritto. Ed è lì che la cucina fa davvero la differenza.

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